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Il pianto di dolore di Causio, Renna, Brio e Sensibile: "Mario Russo per noi era un fratello"

Il pianto di dolore Causio, Renna, Brio e Sensibile: "Mario Russo per noi era un fratello"

LECCE - La storia spezzata. Mario che non c’è più, Mario che se n’è andato per sempre, portandosi il suo sorriso dolce, gli occhi limpidi di chi è buono dentro, che raccontavano di una vita serena, le storie di padre ereditate da papà Carmelo e trasmesse ai figli Stefano e Lilly le storie di uomo di calcio a tutta dimensione, calciatore, allenatore, dirigente, Mario che non lo incontreremo più sui gradoni di una tribuna. Nessuno vuole crederci. Gli ex ragazzi di Attilio Adamo hanno il vuoto dentro, un maledetto buco nell’animo. Il “barone” mondiale, Franco Causio ci chiama dalla sua Udine. «Mi ha chiamato Gianfranco, mio figlio, da Tricase, che è ormai casa sua. Sono davvero scioccato. Sono cresciuto con lui, è come perdere un fratello. Abbiamo avuto tutti lo stesso padre calcistico, Attilio Adamo. Un solo anno di differenza fra me e Mario». Fa fatica a parlare, il Barone. «I sogni cullati insieme, da ragazzini, io, Mario, Donato Marzo, Donadei, Gianfranco Lavinio, Della Tommasa. Siamo partiti insieme da Lecce, io a San Benedetto, Aldo Sensibile a Roma, lui a Terni l’anno dopo, dopo un anno da titolare con la squadra della nostra città». Fu papà Carmelo a costringerlo a restare per prendere il diploma di geometra. Un pezzo straordinario della storia leccese. «Ci siamo ritrovati quando portò a Monopoli mio figlio Giancarlo. Mario aveva fatto bene anche da allenatore e da dirigente. Ora che se n’è andato si è portato via un pezzo della nostra gioventù. È stato un tassello importante della nostra vita. Aveva ereditato il tratto umano del padre, la competenza, la disponibilità. Sono molto vicino a Stefano e Lilly, alla moglie Virginia».
La foto di Virginia, Mario la teneva sul comodino nella casa di Roma al numero 18 di Piazza Melosso da Forlì, come ricorda Aldo Sensibile. «Una volta che Mario si era diplomato geometra, Don Carmelo acconsentì al suo passaggio alla Roma di Oronzo Pugliese che ci sfotteva affettuosamente, lui barese “ecco lì strunzacci te leccesi». Papà Carmelo lo accompagnò a Roma e me lo affidò come un fratello minore, gli trovai casa accanto alla mia. Lui cominciava ad ambientarsi, il pensiero sempre rivolto alla sua Virginia della quale era perdutamente innamorato e che venerava sulla foto che accarezzava. Fu un anno incredibile. La scoperta di Roma, della città, di un altro calcio. Ci regalava il gusto della sua garbata ironia. Ci ritrovammo anni dopo a Bergamo, quando lui giocava nell’Atalanta. Io ero in ospedale per un intervento chirurgico e Mario veniva a trovarmi quasi ogni pomeriggio. Faceva parte del gruppo dei Nagc di Adamo. Segnò il calcio di rigore nella famosa partita con la Reggina, quella giocata con i ragazzi per via dello sciopero dei titolari. Perdemmo due a uno». Mario che non si arrende, che continua a sorridere alla vita che lo avrebbe tradito. Sensibile ricorda l’ultima telefonata, i giorni del ricovero a Tricase. «Aldo, ho un problema serio, ma qui sono bravi, questo è un reparto di eccellenza. E poi nui simu forti guerrieri, muzzicamu li problemi. E invece no. Se n’è andato portandosi anche qualcosa di mio, della mia vita».
Mimmo Renna è di un’altra generazione. «Sono sgomento. Ho saputo tutto da mia moglie. Sono attonito. Fra me e Mario c’erano undici anni di differenza. Attilio Adamo mi aveva parlato spesso di quella straordinaria nidiata. Mi diceva un gran bene di lui Vito Laruccia, amico mio e amico di Vincenzo Matarrese, mio presidente nel Bari. Mi parlava delle sue qualità di uomo e di dirigente sportivo. Abbiamo giocato insieme in qualche amichevole estiva. Quando i suoi gioielli sparsi per l’Italia tornavano a casa per l’estate, Attilio organizzava qualche gara alle quali invitava a partecipare anche noi. Poi ci fu la famosa cena al Marechiaro di Gallipoli nel 1973. Causio e Brio avevano vinto lo scudetto con la Juve, Mario il campionato di B con la Ternana, io e Aldo il campionato di C con il Brindisi. Attilio ci volle tutti insieme per festeggiare. Ho conosciuto una persona davvero speciale. Diventa difficile accettare certe svolte della vita».
Sergio Brio segue in diretta per la Rai Radio uno la partita della Nazionale under 21. «Faccio fatica ad accettare la notizia. Sul campo ci siamo incontrati una volta quando ero nella Pistoiese. Gli devo i consigli preziosi dei quali mi faceva dono quando ci incontravamo nei miei ritorni a Lecce. Un amico vero, un grande uomo di sport, un generoso padre di famiglia. Mancherà a tutti».


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Giovedì 22 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:15

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