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Cosmi: Lecce in buone mani, con Liverani

Serse Cosmi

Ancora un abbraccio corale, ancora un bagno di folla. Ascoli questa volta. Un ambiente, una città con un profumo che viene da lontano. «Qui hanno lasciato il segno Costantino Rozzi, Carletto Mazzone. È un profumo che respiri nell’aria, nell’incontro con la gente». Ancora una volta la conferma. «Credo di essere stato sempre l’allenatore caro alla gente, un po’ in tutte le piazze, magari talvolta più che ai dirigenti», dice così Serse Cosmi. «Una piazza difficile, Ascoli, che vive il calcio con grande intensità, passione: sono appena in 48mila, ne ho portati allo stadio ben 11mila». Da dicembre in poi, quando è arrivato, una marcia da record che sarebbe valso il decimo posto in classifica. Un altro miracolo. E adesso, magari “Ascoli addio”. «Bisogna vedere se rimango. Io ho ancora il contratto con il presidente Bellini, una grande persona di quelle che pagano gli stipendi entro il 30 di giugno, i premi, sempre puntuale, ogni mese. Sta arrivando gente nuova. Vedremo».
Il mio Liverani - Serse e la gente. Quella di Trapani, prima la salvezza con largo anticipo, l’anno dopo, il sogno della serie A che si era fatto grande, dopo diciotto risultati utili consecutivi, «alla fine un punto in più del Parma», il sogno evaporato ai play off con il Pescara, l’incoronazione della cittadinanza onoraria insieme al leccese Daniele Faggiano, all’epoca direttore sportivo. La gente di Lecce, dove nonostante la retrocessione vinse lo «scudetto del tifo, che valeva un altro campionato». «È stato ed è rimasto un fatto reciproco, una questione di pelle. Appena mi chiamarono capii che stavo arrivando in un posto magico per me. La seconda città del cuore, dopo la mia Perugia». Dove fece cose straordinarie in serie A, con Gaucci, inventandosi un ruolo di regista per Fabio Liverani che arrivava dalla serie C con la Viterbese. «Fabio lo sa quanto io ci tenga a quel ruolo. Fu subito straordinario, per via di una intelligenza calcistica sulla quale magari gli altri talvolta possono fare fatica a sintonizzarsi. Ancora oggi faccio vedere spesso ai miei giocatori i filmati del suo modo di interpretare il gioco nel cuore della gara. Faccio vedere come giocava Liverani, così come giocava Pirlo». Gli ricordiamo il tormentone di Crozza “Liverani, se sbagli il cross, ti spezzo le gambe...”. Accende una risata. «Crozza si divertiva e divertiva. Liverani era davvero eccezionale. Io gli ho sempre voluto bene. Poi ha avuto la fortuna, da allenatore, di arrivare a Lecce: un’opportunità che è un motivo di grandissimo prestigio per tutti. Ha centrato con merito la promozione in B, riportando il Lecce nel calcio che conta, credo che Lecce per lui sia stato il posto giusto al momento giusto, dopo la prodezza della salvezza con la Ternana, con una squadra che già davano per spacciata come il mio Ascoli. A Genova magari aveva pagato un po’ la sua inesperienza. Siamo rimasti fortemente legati. Io mi sono felicitato con lui per la promozione con il Lecce, lui ha ricambiato immediatamente per la salvezza che abbiamo ottenuto adi danni dell’Entella».
 


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