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Il Lecce e il tormentone Chiricò

I cartoncini dei tifosi della Est

Si apre un altro fronte sulla vicenda Chiricò, si registra la presa di posizione di un gruppo che ieri ha diffuso in alcuni punti città cartoncini su cui c'era scritto "Chiricò uno di noi". E' la risposta allo striscione firmato UL "Chiricò togliti la maglia" esposto anche vicino a uno degli ingressi della Villa comunale. Nulla di nuovo: c'è chi desidera la cessione del calciatore mesagnese e chi, invece, vorrebbe dargli una chance per consentirgli di cancellare il passato a suon di gol e prestazioni. Una cosa è certa: nessun giocatore sopporterebbe di ricevere fischi nel proprio. Però è questo lo scenario che attende Mino Chiricò, 27 anni, svincolato dal Cesena e tornato a vestire la maglia giallorossa perché Meluso ha giocato di anticipo e ha riportato il calciatore a casa dove era cresciuto fino ad esordire in prima squadra. Una mossa sbagliata per quella parte della tifoseria che non lo vuole vedere in maglia giallorossa mentre la pensano diversamente coloro che lo ritengono un calciatore valido e utile alla causa. La questione, tuttavia, non riguarda le sue doti tecniche, ma il rapporto avuto nel corso degli anni, dal 2013 in avanti. Mino Chiricò, 27 anni, è stato il primo colpo del mercato estivo. La società ha subito dichiarato che si trattava di un'operazione a costo zero fatta magari anche per produrre plusvalenza e lasciando intendere che ogni ipotesi, cessione o conferma, era possibile. E ciò può ancora accadere perché il termnine ultimo per una sua partenza è il 25 agosto ultima data utile per i trasferimenti a società di Serie C. Intanto, però, il tecnico giallorosso Liverani lo deve schierare quando lo riterrà opportuno e anche per dare la possibilità a eventuali acquirenti di vedere all'opera il calciatore mesagnese. Sempre che, una volta per tutte, la società giallorossa o il tecnico stesso non decidano di sgomberare il campo da ogni equivoco. Perché finora, ufficialmente, nessuno ha detto che Chiricò è sul mercato. Intanto lavora sul camppo con i compagni di squadra, segue le indicazioni di Liverani e cerca di inserirsi in un disegno tattico che forse non esalta appieno le sue caratteristiche. Si vedrà, dunque, ma è bene ricordare anche una dichiarazione di Liverani dello scorso gennaio: "se dobbiamo stare dietro queste cose (il riferimento era alla vicenda Strambelli, ndr) non si può fare mercato. Dichiarazioni, gesti, comportamenti fuori luogo fanno parte della carriera di ogni calciatore". Nella vicenda di Chiricò ci sarà sicuramente un perdente e un vincitore. Però in campo vanno i calciatori che hanno il dovere di dare tutto per la maglia che indossano e per la società che muove il loro conto corrente. Ai tifosi nessuno vieta di contestare, fischiare o applaudire. Pagano il biglietto e hanno il diritto di manifestare civilmente. Certo sarebbe anche arrivato il momento di dare la parola a Chiricò per ascoltare quello che avrebbe da dire. Ad ascoltarlo saranno in tanti. E a perdonarlo?


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